giovedì 23 ottobre 2008

SICILIA, DOCUMENTO DELLA DIREZIONE REGIONALE DEL PD SUL TEMA DELLA SANITA'

Dopo anni di sperperi, inefficienze, colpevoli sostegni al sistema affaristico e clientelare - ed a volte mafioso - i nodi sono venuti al pettine. La sanità siciliana va cambiata e non semplicemente tagliata. Le lacrime di coccodrillo di quanti hanno piegato gli interessi della salute dei cittadini alle proprie fortune sono l’ennesimo tentativo di una classe politica - che ha espresso il centrodestra in Sicilia - di confondere l’opinione pubblica cercando di sviluppare un copione in cui si recitano tutte le parti della commedia. La sanità dal 2001 ad oggi ha prodotto ingenti disavanzi senza crescere in termini di qualità diffusa. La Sicilia è oggi tra le Regioni con la più alta tassazione sia per i redditi fissi, salari e pensioni, che per il reddito d’impresa. Irap e Irpef sono con le più alte aliquote tra le regioni italiane. I ticket che dovevano ridurre la spesa sanitaria hanno soltanto reso più oneroso, per la gran parte dei cittadini, l’accesso alle prestazioni sanitarie. Desta, quindi, preoccupazione e allarme la condizione in cui versa la sanità in Sicilia segnata com’è da un gravissimo dissesto finanziario e da una gestione arbitraria, clientelare, incompetente, che rende il sistema sanitario regionale costoso, arretrato, poco efficiente.
In questo quadro urgono scelte coerenti e responsabili, bisogna cambiare in profondità il sistema: occorre cioè una vera riforma del servizio sanitario regionale, che coniughi la riduzione della spesa con la tutela del diritto alla salute. Per parte nostra, abbiamo sempre sostenuto che il Piano di rientro, per essere un’opportunità positiva, doveva offrire un complesso organico di criteri oggettivi e misure coerenti per il risanamento e la razionalizzazione della sanità siciliana, non un’arbitraria e irrazionale sfilza di tagli. Il centrodestra, al contrario, ha sempre cercato di coprire le proprie responsabilità nel disastro sanitario, sostenendo che i tagli li aveva voluti il governo nazionale di centrosinistra. Non è stato e non è così.
Il Piano di Rientro che era stato concordato dal Governo Regionale con il Governo Prodi prevedeva un taglio di 2.400 posti letto. Il Piano che adesso il Presidente Lombardo ha concordato con Berlusconi, senza alcun confronto con il Parlamento regionale, ne prevede più del doppio: 5.700! È evidente che calare la mannaia sulla medicina ospedaliera senza aver prima creato le strutture di medicina del territorio, significa determinare improbabili risparmi, privando i cittadini dei livelli essenziali di assistenza. Ecco perché abbiamo il dovere di denunziare limiti e contraddizioni di un piano, che fa pagare ai cittadini il conto dei disastri provocati da una gestione dissennata della sanità, chiamando tutti i siciliani ad una forte mobilitazione. La Direzione regionale del PD, in piena sintonia con la posizione espressa dal Gruppo parlamentare all'ARS, ritiene che il Piano di rientro cosi come modificato dal governo regionale è socialmente insostenibile sia per il numero di posti letto che si vorrebbero sopprimere, che per le conseguenze determinate dalla riduzione di ospedali in assenza di strutture alternative, specie nelle realtà territoriali più disagiate.
La proposta concreta che ne deriva è quella di limitare il taglio dei posti letto a quanto necessario per rispettare i limiti imposti dal Piano di rientro concordato con il precedente governo nazionale.
In riferimento al Piano di riordino delle ASL, la Direzione regionale del PD sostiene la proposta contenuta nel disegno di legge presentato nel luglio scorso dal gruppo parlamentare del PD, riconfermando la scelta di por mano a una razionalizzazione della rete delle aziende sanitarie e ospedaliere siciliane. La Direzione regionale del PD ritiene inoltre che il Piano di riordino approvato con risicata maggioranza dal governo regionale, appare astratto, inefficace, contraddittorio e che, pertanto, non potrà essere condiviso. Balza subito agli occhi come in esso nulla si dice sulla nomina dei manager e dei primari che continueranno, quindi, a rimanere subordinati al gradimento dei governanti di turno. Noi siamo convinti, viceversa, che occorra stabilire regole limpide e ferree perché manager e primari siano scelti per competenza e non per appartenenza politica. Esso lascia inoltre inevase questioni fondamentali per una efficace riforma della sanità: dal ruolo attribuito ai sindaci, massime autorità sanitarie locali, che appare ancora non ben definito, alle gravi carenze della medicina territoriale, chiamata a svolgere un ruolo per il quale non ha allo stato dotazioni sufficienti, alla irrazionale riproposizione di aziende territoriali coincidenti coi confini amministrativi delle province. Sulla base di queste valutazioni la Direzione regionale del PD sente il dovere di distinguere il proprio ruolo e le proprie determinazioni da quelle di coloro che nell'ultimo decennio hanno provocato un deficit disastroso e intende sostenere una linea di fermezza volta a favorire il contenimento della spesa pubblica e la riduzione delle aziende, ma soprattutto a difendere in ogni sede il diritto alla salute dei cittadini e a cacciare la politica dalla sanità.

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