giovedì 8 ottobre 2009

Campi di lavoro antimafia. Intervista a Fabrizio: testimone di una vacanza da volontario

Fabrizo Damiani, un ragazzo di ventisei anni, quest’estate ha deciso di rinunciare alle solite vacanze per passare due settimane come volontario in Sicilia nei campi confiscati alla mafia. I ricordi di un’estate diversa e sostenibile, e la soddisfazione di aver partecipato. Prima della stagione estiva vi abbiamo presentato il mondo delle cosidette vacanze gratis e oggi ve ne diamo una testimonianza e anche se le vacanze, ahimè, sono finite, attraverso le parole di Fabrizio possiamo ancora un pò respirare l’atmosfera cocente dell’estate. Fabrizio Damiani, classe ’83, lavora come operatore sociale, mio caro amico (ed ho scoperto anche fan di Yes.life su Facebook), ha deciso di trascorrere due settimane fra Luglio e Agosto come volontario in un campo di lavoro a Corleone, in Sicilia, nei campi confiscati alla mafia con l’organizzazione "LiberArci dalle Spine". Una vacanza sostenibile all’insegna dell’impegno sociale e del rispetto per la terra. Lo incontro per un caffè e ne nasce una piacevole conversazione...
Y.L: Cosa ti ha spinto a partecipare a un campo di volontariato in Sicilia?
Credo sia troppo facile combattere la mafia a parole. Ecco perché credo fermamente nel progetto "Liberarci dalle Spine". L’azione, quella non violenta, quella che non dà spazio al silenzio, quella che stimola il confronto, quella che incrementa la battaglia della legalità deve partire da noi giovani. Se non siamo noi ad imporci contro il sistema e le istituzioni sotterranee non saranno certo il silenzio e il disinteresse a farlo per noi. Lavorare nelle terre confiscate alla mafia è un atto di coraggio, di solidarietà, di forte segnale di rifiuto della cultura mafiosa. E’ una scommessa culturale e generazionale. Credo in questo e voglio arricchirmi di questo.
YL: Come si svolge in pratica la giornata tipo in un campo di lavoro?
Le giornate iniziano presto, alle 6.30 la sveglia suonava...e, dopo una lunga colazione, alle 7.30 si partiva per i campi, il nostro compito era quello di espiantare alcuni vigneti nella zona dell’Agriturismo di Malvello e nei terreni confiscati nella contrada Pietraluna. C’era chi, munito di seghetto, tagliava i rami delle viti, chi il tronco e chi raccoglieva il tutto e ne faceva della "montagnette" che sarebbe poi state bruciate. Il lavoro durava fino verso mezzogiorno, poi il troppo caldo ci impediva di continuare il lavoro allora tutti sui "fantastici" pulmini della cooperativa "Lavoro e non solo" e via verso Via Crispi a Corleone, dove ha sede la cooperativa. Li ci aspettavano i nostri cuochi dello Spi CGIL di Arezzo che ci preparavano ogni giorno dei fantastici pranzetti. Doccia per rinfrescarci e tempo libero: c’è chi ne approfittava per farsi 2 orette di sonno, o chi invece stava all’ombra di un albero a leggere un libro, o chi ascoltava della musica. Nel pomeriggio momenti di formazione e dibattito, poi tutti a cena e dopo un bel giro in piazza per un caffé, una buona granita o un ottimo cannolo!
YL: Nel pomeriggio hai accennato a dei momenti di dibattito e formazione, in cosa consistevano? Di cosa discutevate?
Sono state tante le persone incontrate: Dino Paternostro (Segretario della Camera del Lavoro di Corleone) che ci ha spiegato la storia della mafia a Corleone, l’uccisione di Placido Rizzotto e del Comandante Dalla Chiesa; Michele Pristipino (Magistrato) che ci ha spiegato tutte le indagini che hanno permesso la cattura di Bernardo Provenzano; Anna Bucca, presidente Arci Sicilia che ci ha raccontato l’impegno dell’Arci siciliana nell’antimafia.
YL: Il contatto diretto con la terra sarà sicuramente emozionante ma all’idea che da quella stessa terra che hai lavorato nascerà un prodotto che andrà su molte tavole d’Italia cosa pensi?
Sapere che dalle terre dove ho lavorato nascerà un prodotto che tutti possono assaggiare mi ha dato tante emozioni, perchè il vedere tanta fatica e tanto sudore ma anche moltissima voglia di lavorare e mettere le proprie braccia e le proprie mani per aiutare i 13 soci della cooperativa sistemando vigneti, raccogliendo pomodori e lenticchie, l’aria che si respirava nel campo: ragazzi con voglia di combattere in maniera non violenta, ragazzi che non si lamentano per il caldo o per la fatica, ragazzi che non urlano ma anzi, in silenzio e sotto il sole cocente della Sicilia, sveglia prestissimo, partono per raggiungere quei posti che chissà quante ingiustizie, quante minacce e quanti personaggi mafiosi hanno visto un tempo, terreni ormai per fortuna confiscati alla mafia.
YL: Rimpiangi di non aver fatto una vacanza "convenzionale"?
Rimpianto per non aver fatto una vacanza "convenzionale"? Assolutamente NO! Grintoso, mi sto organizzando per dare il mio contributo il prossimo anno, pronto, ancora una volta, nei campi di Corleone!
YL: Quale consiglio daresti a chi ha pensato di partecipare a questo tipo di vacanza ma poi ci ha ripensato?
Credo che un campo di lavoro serva a tutti, aiuta ad avere maggior senso di responsabilità, maturità e umiltà. Ci vuole grinta e una buona spinta motivazionale. Non mancavano certo le risate, il divertimento e un clima di serenità che accompagnavano, giorno per giorno, i ragazzi.
Sonia Scommegna
FOTO. Dall'alto: i volontari davanti al covo dove è stato arrestato Provenzano; con Dino Paternostro e Michele Prestipino; nella vigna.

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