mercoledì 24 febbraio 2010

Ricordo del Presidente Sandro Pertini

di PIETRO ANCONA
Sandro Pertini è stato il migliore Presidente della Repubblica ma anche e sopratutto una grande anima di socialista e, potrei dire, di italiano nel senso che riassumeva dentro di sè le doti più belle di una nazione che, dopo di lui, ha ripreso a sfasciarsi. Nel Partito non era molto amato dal gruppo dirigente. Era considerato impolitico, veemente, insomma non un maestro. Ma si trattava di un giudizio sbagliato che riguardava più la tecnica e la manovra della politica che la politica stessa. Se questa è vibrazione all'unisono con il sentimento popolare, ebbene Pertini era politico assai di più di quanto lo fossero tanti altri. E' diventato Presidente della Repubblica contro la volontà di Craxi che arrivò a contrapporgli Antonio Giolitti nella speranza che i comunisti cessassero di appoggiarlo. Nel luglio sessanta, quando l'Italia fu in bilico per il mostro fascista che alleva da sempre nel suo ventre, nelle terribili giornate convulse e pericolose, era pronto a contribuire ad un movimento di lotta, se necessario anche armata per contrastare le voglie del duo Gronchi-Tambroni. Ricordo che da Genova lanciò un vibrante appello antifascista ad una Italia che era già in piazza, pronta a difendere la sua libertà. Nel 56 venne ad Agrigento per un comizio. Alloggiò in un albergo situato all'ingresso della città e per tutta la notte ne vegliammo a turno il riposo temendo che subisse un attentato. Allora i politici giravano senza scorta e comunque non credo che l'avrebbe mai voluta. Si assunse la difesa della madre di Salvatore Carnevale al processo contro la mafia di Caccamo che lo aveva trucidato.Era avvocato anche se non esercitò mai la professione tranne che in questa occasione. I mafiosi furono difesi da un famoso avvocato napoletano che poi sarebbe diventato anch'egli Presidente della Repubblica anche se ne fu costretto alle dimissioni da uno scandalo enorme che allora inquietò l'Italia, lo scandalo Lockheed: Giovanni Leone. Pertini e Leone rappresentavano al processo Carnevale due Italie che allora si contrapponevano duramente. Sandro Pertini rappresentava in misura paradigmatica valori che erano l'essenza stessa del socialismo: la coerenza tra la vita e le sue convinzioni. Non piegò mai la testa davanti al fascismo nè volle che lo facesse la madre per chiedere la grazia a Mussolini. Si fece tanti anni di carcere ed aveva cura a stirare i pantaloni da ergastolano piegandoli accuratamente sotto il pagliericcio e di essere sempre in ordine e ben sbarbato. Non voleva dare la soddisfazione al fascismo di averlo ridotto a non avere cura di se stesso. Suggerisco di leggere il suo libro " Sei condanne e due evasioni" per comprendere di quale pasta fosse fatto. Era persona onesta e di grande pulizia morale. Considerava il Palazzo del Quirinale un ufficio al quale si recava dalla sua mansarda di un edificio in Piazza Fontana di Trevi dove viveva con il grande amore della sua vita Carla Voltolina, partigiana, giornalista impegnata ed autrice di un libro "Lettere dalla case chiuse" che contribuì al successo della legge proposta dalla socialista Lina Merlin.
E' ancora per me motivo di orgoglio essere stato nello stesso partito di Sandro Pertini. Un Partito che era molto di più di un'organizzazione di parte perchè incarnava valori generali come la pace, la giustizia sociale, la libertà, la laicità, la dignità dell'uomo che deve essere liberato dalle catene dello sfruttamento e dall'umiliazione di condizioni di vita indecorose. Motivo di orgoglio di aver conosciuto anche persone come Pietro Nenni, Rodolfo Morandi, Emilio e Joice Lussu, Fernando Santi, Riccardo Lombardi che hanno vissuto la politica ed il socialismo con dedizione ed onestà e da statisti facendo della crescita e della diffusione del socialismo sostanza della stessa crescita civile d'Italia. Ma il PSI finisce con la questa generazione. Dal Congresso di Torino in poi, dopo la cancellazione del bellissimo simbolo della falce,martello,libro e sole nascente sostituita dal lugubre garofano ,non è più esistito anche se il nome ha continuito ad essere usato.
Pietro Ancona

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